Cosa ho imparato da mio zio Paddy sulla sclerosi multipla

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Zio Paddy e la SM

Per me, che ero bambino, lo zio Paddy era abbastanza anziano. Non solo perché era il fratello di mio nonno, ma anche perché usava due bastoni per camminare. Era anche calvo, un tratto ereditario della famiglia di mia madre, che ho ereditato anche io. Mi piaceva stare con lui. Sebbene fosse una persona silenziosa, aveva sempre un sorriso furbo e una luce un po’ birbante negli occhi.

Quando faceva dei numeri di magia, la sua personalità unita alla mia innocenza di bambino creavano un'atmosfera di suspense. Uno dei suoi trucchi era produrre una grande caraffa di succo d'arancia mescolando l'acqua con una pozione magica. Allora non sapevo del succo d’arancia concentrato. Né sapevo cosa fosse un orologio a cucù mentre lo guardavo mettere le lancette sulle dodici e pronunciare le parole magiche per far comparire, appunto, il cucù. Nel capanno in giardino c'era una magica Vespa, che avrebbe potuto volare se fosse stata pronunciata la formula magica segreta. Lo zio Paddy non poteva più volare, le sue gambe non riuscivano più a guidarla. Non mi disse mai le parole magiche, ma spesso lasciava che mi sedessi sulla Vespa, mentre pronunciavo tutte le parole magiche che mi venivano in mente per farla volare.

Col tempo persi la mia innocenza e lo zio Paddy divenne davvero vecchio. Durante la sua lunga vita creò una famiglia, che lo amava e lo rispettava, e lo stesso facevano la sua famiglia allargata e gli amici. Crebbi e continuai la mia vita. Una vita ricca di molte esperienze e persone, alcune delle quali ebbero una buona influenza sulla mia vita.

Paddy ebbe un ascendente positivo sulla mia infanzia, ma molto tempo dopo la sua morte, mi si ripresentò in un momento in cui avevo bisogno di persone positive intorno. Da poco era stata diagnosticata la SM a Karen, la mia compagna. Dopo lo shock iniziale, eravamo nella fase di accettazione e io facevo di tutto per esserle di sostegno. Un giorno andai a trovare mia zia, senza un motivo particolare, almeno così credevo. Le dissi di Karen, e prendemmo un caffè e parlammo del più e del meno. Mi chiese se sapevo che mio zio Paddy era malato di sclerosi multipla. Mi stupii. Certo, tornava tutto, perché non ci ero arrivato prima?

Mentre tornavo a casa mi feci questa domanda più e più volte. E trovai la risposta. Non sapevo che lo zio Paddy aveva la sclerosi multipla, perché non avevo mai riflettuto sui due bastoni che usava per camminare. Io vedevo un uomo anziano felice e allegro che mi divertiva e mi faceva ridere. Karen ha la sclerosi multipla, ma questo, in fondo, non conta: lei vive una vita piena e felice anche con la SM e io sono lì con lei. Paddy era Paddy e Karen è, e sarà sempre, Karen. Non le permetterò di dimenticarlo.

Arrivai a casa, soddisfatto e felice. In fondo, la magia dello zio Paddy esisteva davvero.


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